La disabilità invisibile

 

Della serie: tutto quello che non è misurabile, non esiste.
Ieri sera a cena mia figlia, 16 anni, terza superiore, ci ha detto: “Io in classe è come se non esistessi”.
L’autismo ad alto funzionamento è una strana condizione: si vive come circondati da un muro d’acqua, gli altri ci sono, ci vedono, ma qualcosa ci isola dal contesto del mondo. E’ una disabilità invisibile, che non smuove sentimenti di solidarietà e non spinge ad azioni inclusive come una disabilità fisica.
In classe di mia figlia c’è una ragazzina emiplegica che tutti fanno a gara ad aiutare e che è perfettamente inserita nel gruppo, perché la sua disabilità è ben visibile ed individuabile, è sotto gli occhi di tutti e rappresenta una buona occasione per rendere concreta quella volontà di inclusione, quel far cadere barriere di cui tanto si parla.
Francesca, mia figlia, è invece apparentemente perfettamente “normale”.
Che problema hai tu? Tu parli, ti muovi, puoi saltare, correre, calciare una palla…
Tutti pensano che magari sei solo una che sta sulle sue, che sei tu che non ti vuoi inserire: te ne stai in disparte, non ridi alle battute, se c’è casino in classe fai la smorfiosetta e ti tappi le orecchie o indossi le tue cuffie da saputella.
Sei solo antipatica e un po’ rompiscatole, non c’è da meravigliarsi poi se nessuno ti cerca…
Una ragazzina asperger di 16 anni è un alieno con aspetto umano, qualcosa che sfugge, che non si riesce ad inquadrare e che spiazza e spaventa al tempo stesso, perché nessuno ti spiega che non capisce le battute perché ha difficoltà con il linguaggio figurato o che indossa le cuffie per proteggersi da rumori che sono un’onda d’urto e una sofferenza per lei.
Tutto questo non si vede, non si tocca, non è misurabile, quindi non esiste.”.
Dalla pagina FB di Erika Becerra

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