La lettura in Puglia

Se consideriamo i dati sulla lettura alla fine del 2016 i risultati sono una Caporetto su tutti i fronti. In 5 anni l’Italia vede una performance che dal 46,1% (di persone che hanno letto almeno un libro cartaceo nell’anno 2012) scende al 40,5%.

Il quinquennio è infelice anche per la Puglia, che vede la sua performance scendere dal 31,7% al 27,2%.  Considerati “al rovescio”, questi dati significano che in Puglia nel 2016 su 100 cittadini da 15 anni in su ben 72,8 non hanno mai letto neppure un libro nel corso di un anno. La Puglia migliora solo nei confronti del resto del Mezzogiorno: infatti il differenziale Puglia/Mezzogiorno si riduce dal 2,5% del 2012 all’1,3 % del 2016, il che non ha granché rilevanza purtroppo, in quanto ragioniamo su un panorama di dati che segnalano un Sud in una situazione più che tragica. Questo è quanto. 

Cosa dire?

Sicuramente in Italia, nel Sud, in Puglia abbiamo un grave problema, che segnala una difficoltà forte nel campo (cruciale e strategico) che attiene alla creazioni di condizioni solide e durature dello sviluppo: la diffusione del sapere e della conoscenza.

Non ne abbiamo granché consapevolezza, soprattutto a livello “politico”, altrimenti le scelte di impiego delle risorse finanziarie pubbliche e le scelte virtuose di consolidamento delle risorse pubbliche-private sarebbero radicalmente diverse dalle attuali. Oggi ad esempio, come si sa, crediamo ingenuamente (quanto ingenuamente, tuttavia?) che promuovere un festival letterario significhi aiutare la diffusione della lettura.

Nulla di più errato.

Nella maggior parte dei casi, compresi i festival pugliesi ormai consolidati e noti, si tratta di azioni di certo utili per lo sviluppo turistico, ma non di certo allo sviluppo della lettura, per la semplice ragione che i frequentatori di queste kermesse sono lettori già “forti” di per sé oppure non-lettori che si approcciano alla lettura in quel mentre, alla ricerca di un selfie o del firma-copia del noto personaggio televisivo invitato alla kermesse per muovere la massa, appunto.

Tutto ciò è di una evidenza che farebbe invidia a monsieur De La Palisse, ma nonostante ciò ci si impunta e si “crede” il contrario. Se invece si ammettesse l’evidenza, la prima conseguenza sarebbe quella di impiegare per queste iniziative danaro dedicato allo sviluppo economico, lasciando invece liberi i fondi per la “cultura”, da utilizzare invece per progetti, programmi, investimenti sul serio utili per il “Knowledge” e la lettura. Ad esempio, costruire un vero e proprio “backbone” (spina dorsale), da nord a sud (con rinforzo proprio al Sud), di strutture bibliotecarie di tipo moderno, in grado di spaziare su tutto l’universo delle tecnologie e azioni in grado di coinvolgere le persone dall’età di pochi mesi fino alla vecchiaia. E’ questa rete di strutture pubbliche moderne, in grado di funzionare con impatti eccellenti di efficienza ed efficacia, che dovrebbe coinvolgere anche il privato nelle varie forme possibili. Ma…

Questo modo di ragionare è una conquista che abbisogna di maturità politica: oggi non c’è ancora, perché si preferisce guardare solo all’ orizzonte di mandato (uno, due, tre, quattro anni?) e nell’orizzonte di mandato ci sta bene una passerella con le star del cinema, o una bella processione con il Santo ecumenico, o una sagra al pistacchio o un favoloso corteo “storico”, non certo riunioni defatiganti per costruire biblioteche che – magari – daranno i loro frutti anni dopo, quando questo politico di turno… non sarà più tale.

Tutto chiaro? Spero di sì.

Waldemaro Morgese

Editoriale pubblicato su «EPolis Bari» di martedì 9 maggio 2017

 

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